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NON SPRECARLO
Corto narrativo ambientato in un futuro distopico in cui il lavoro non è più scelta ma condizione di sopravvivenza. La protagonista è costretta a produrre in uno spazio claustrofobico e precario, dove l’unica priorità imposta dalla società per cui lavora è la quantità: produrre, vendere, continuare.
L’impianto visivo è stato costruito attorno a un ambiente spoglio e chiuso, dominato da luce radente e ombre dure, con la macchina da cucire come simbolo di ripetizione e alienazione. L’atmosfera opprimente è stata ottenuta attraverso un controllo preciso di set design e light architecture, enfatizzando la fragilità dello spazio e la tensione fisica del gesto.
Ho seguito la produzione coordinando troupe e gestione operativa del set, mantenendo coerenza tra concept narrativo e costruzione visiva. L’obiettivo era tradurre una riflessione sul lavoro forzato e sulla disumanizzazione produttiva in un linguaggio cinematografico essenziale, dove la pressione economica diventa parte integrante della scena.











